"Autismo, i primi segnali in infanzia e i trattamenti efficaci"

Lunedì 27 Marzo 2017 17:44
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Di Francesca degli Espinosa, Ph.D., BCBA-D, Cpsychol .

L’autismo colpisce più dell’1% della popolazione; non più considerata una malattia rara, rappresenta oggi il terzo disordine evolutivo più diffuso al mondo. Con chiari basi neurologiche e non psicologiche, l’autismo incide in maniera significativa su tutte le aree dello sviluppo ma, in particolare, produce importanti deficit nella capacità d’interazione sociale, comunicazione e linguaggio e -di conseguenza- importanti difficoltà nella regolazione del comportamento. Vista la prevalenza demografica e la specificità delle difficoltà di interazione sociale che accomuna le persone con autismo, il raggiungimento di un inserimento e piena integrazione nella comunità circostante rappresenta una sfida importante per tutti i livelli di servizi (educativi, sanitari, sociali) che quotidianamente sono chiamati a garantire, ad ogni cittadino, adeguate prospettive di crescita, sviluppo e protezione.

Sebbene non esista una cura, la possibilità di un miglioramento significativo della qualità della vita delle persone con autismo e delle loro famiglie è, da decenni, una realtà. Il percorso inizia con l’identificazione precoce del disordine. Ciò può essere evidenziato già dai 18 mesi, da parte del personale del nido e dei genitori che per primi si accorgono di alcune anomalie comportamentali (assenza di sguardo condiviso, indicazione, linguaggio, non risposta al nome, presenza di stereotipie), e che il professionista é chiamato ad osservare il prima possibile, senza rimandare. Questo perché alla diagnosi precoce può seguire l’accesso ad un intervento precoce, in un’età in cui ancora molti comportamenti problematici non sono emersi e in cui si può modificare la traiettoria evolutiva autistica verso una maggiormente adattiva.

La comunità scientifica internazionale, che comprende anche l’Italia, è molto chiara riguardo alle caratteristiche di un intervento efficace: precoce quando possibile, comportamentale, individualizzato, per il maggior numero di ore di veglia (intensivo) e con un coinvolgimento massiccio della famiglia e della scuola, sotto la guida di esperti certificati. Questo tipo di intervento, che trae la sua efficacia dall’Analisi del Comportamento Applicata (ABA), dimostra, da oltre 40 anni di evidenza scientifica, di poter produrre cambiamenti socialmente significativi (es: autonomia personale, comunicazione, linguaggio, abilità accademiche) su persone con autismo di ogni età e livello di funzionamento, ma non rappresenta la panacea e i risultati sono variabili. Se infatti una percentuale di bambini con autismo, a seguito di un intervento intensivo ABA precoce, sarà in grado di condurre una vita senza aver bisogno di particolari servizi specialistici, la stragrande maggioranza continuerà a necessitare di assistenza. Questo porta inevitabilmente ad una considerazione di come mantenere ed estendere gli effetti del trattamento precoce oltre l’età prescolare e alla valutazione di come applicare quanto sappiamo dell’educazione basata sull’evidenza al bambino che diventa un alunno della scuola dell’obbligo ed infine un giovane adulto.

Questi saranno i temi trattati nella relazione del 2 Aprile per il BlueDay17 di Gela: diagnosi precoce, le linee guida internazionali e nazionali riguardo ai trattamenti raccomandati, e come questi possano essere efficacemente applicati dalla prima infanzia fino all’età adulta per promuovere l’apprendimento in tutti gli aspetti della vita quotidiana della persona con autismo: dalla casa, alla scuola, alla comunità sociale esterna.

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